-”AIUTO: LA MIA MENTE SEMBRA UN MARE IN BURRASCA!"-”...CAPISCO, MAI SENTITO PARLARE DI MINDFULNESS?”

Soprattutto in questi ultimi mesi, arrivano frequentemente in studio persone che mi dicono d'essere IN BALIA DI PENSIERI ED EMOZIONI che affollano la loro mente senza alcun controllo, arrivano e restano, condizionando pesantemente il loro umore, aumentando la tensione muscolare, alterando il respiro, la frequenza cardiaca o altro.
Facile intuire come, trovandosi in questo stato, NE RISENTA LA VITA FAMILIARE O DI COPPIA, L'ATTENZIONE E LA CONCENTRAZIONE AL LAVORO, portando anche ad uno stato di frustrazione a ad un'insoddisfazione di fondo. Spesso accade anche che si cerchi sollievo in un bicchiere, una sigaretta o magari un dolce in più, scelte che purtroppo, se non sappiamo come evitare, possono diventare abituali, condizionando anche lo stato di salute fisica.. Ci si sente schiacciati da quello che ci mostra la mente, come se decidesse lei dove portarci e per quanto tempo, senza possibilità di scelta... e a volte ci getta in un mare in burrasca, togliendoci la serenità.
𝐐𝐔𝐈𝐍𝐃𝐈 𝐂𝐇𝐄 𝐅𝐀𝐑𝐄?
Dopo avere accolto e approfondito la storia di vita della persona fino a questo punto della sua vita, ove possibile, io propongo la Mindfulness, disciplina nata dall'unione della meditazione e della scienza, fondata da Jon Kabat Zinn, biologo statunitense e professore emerito di medicina.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄̀ 𝐋𝐀 𝐌𝐈𝐍𝐃𝐅𝐔𝐋𝐍𝐄𝐒𝐒?Perché a me ha cambiato la vita privata e lavorativa, imparare questa disciplina è stato davvero illuminante e credo possa essere la chiave per trovare un equilibrio quando si sente di averlo perso.
PRATICARE OGNI GIORNO MINDFULNESS MIGLIORA LA CAPACITÀ DI ASCOLTO E COMUNICAZIONE, REGALA CONSAPEVOLEZZA, ACCETTAZIONE, CHIAREZZA, CALMA MENTALE, RIPORTA IN EQUILIBRIO LE EMOZIONI, RENDE PIÙ LUCIDI E CONCENTRATI, PIÙ POSITIVI, MENO GIUDICANTI E NON ULTIMO DIMINUISCE IL LIVELLO DI STRESS.
Numerose ricerche (sul sito  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov esistono più di 18000 pubblicazioni che citano la Mindfulness) effettuate negli ultimi decenni hanno evidenziato così tanti effetti benefici per la salute mentale e fisica, da essere introdotta oltre che in molte aziende, in vari ospedali, alcuni anche italiani.
𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐝𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐮𝐢 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐢𝐧𝐝𝐟𝐮𝐥𝐧𝐞𝐬𝐬 𝐢𝐧 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚:
ansia, attacco di panico-stress lavorativo, familiare, finanziario, asma-malattie croniche, dolori cronici, sindrome da affaticamento cronico, recidive della depressione e ricadute nelle dipendenze da sostanze, disturbi alimentari, fibromialgia, somatizzazioni gastrointestinali, dolore emotivo, cefalee, disturbi del sonno, cardiopatie, ipertensione (riduzione pressione arteriosa), disturbo da stress post traumatico-malattie della pelle-prestazioni sportive (miglioramento della performance), condizioni oncologiche (riduzione risposte ansiose e depressive e a livello fisico riduzione dei dolori, aumento della risposta immunitaria, modificazione del livello di cortisolo, migliore risposta alle terapie chemioterapiche e radiologiche con relativa riduzione degli effetti collaterali), terapie mediche, psicoterapiche o sessuali (può essere usata in modo complementare per migliorare le risposte di queste terapie).
dr.ssa Isabella Maggiolo, psicologa 

𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗢-𝗖𝗘𝗥𝗩𝗘𝗟𝗟𝗢: 𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗨𝗧𝗥𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
 
La comunicazione stretta tra il nostro Intestino e il nostro Cervello influenza enormemente il nostro EQUILIBRIO PSICOFISICO.L’ecosistema intestinale è costituito dalla BARRIERA (le pareti in sostanza) + il MICROBIOTA (la comunità microbica). La BARRIERA costituisce una vera struttura NEUROENDOCRINA, che non a caso viene comunemente chiamata “secondo cervello”. Il MICROBIOTA comprende Batteri, Lieviti, Parassiti e Virus che convivono tra di loro e con noi , purtroppo non sempre in maniera equilibrata. In condizioni di equilibrio viviamo in stato di EUBIOSI, diversamente si va incontro a DISBIOSI. Quest’ultima esita sempre in alterazioni funzionali, da cui originano disagi e diverse SINDROMI.Un fattore di possibile alterazione del Microbiota è senza dubbio il cibo che introduciamo. Inoltre in condizione di Disbiosi accade molto spesso che vengano alterati i corretti meccanismi di digestione ed assimilazione dei nutrienti, oltre alla possibilità di incorrere in disturbi gastrointestinali piuttosto fastidiosi e talvolta addirittura invalidanti.  Un PERCORSO NUTRIZIONALE, se necessario accompagnato da supplementazione di opportuni Probiotici e Prebiotici, può essere un valido complemento alle cure Mediche in caso di Sindrome del COLON IRRITABILE, problemi di DIGESTIONE, presenza frequente di GONFIORE e DOLORE ADDOMINALE, alterazioni dell’ ALVO.Vi piacerebbe saperne di più?

dr.ssa Lucia Vicentini, biologa nutrizionista 



 

L’agopuntura è una tecnica di medicina complementare che attraverso il posizionamento di aghi in specifici punti del corpo permette di risolvere numerose patologie riducendo od eliminando l’uso di farmaci.

Con tale tecnica possiamo trattare le più svariate patologie:

-dolore muscoscheletrico di qualsiasi natura: cervicalgia, lombalgia, gonalgia, artrosi etc..

-tendinopatie come epicondiliti, epitrocleiti, tendinopatie della spalla

-cefalee ed emicrania

-ansia e depressione, 
-stati di stress psico fisico, 
-insonnia

-stati infiammatori generalizzati indotti da patologie reumatiche, 
-intolleranze alimentari etc..

-sindrome del colon irritabile

-reflusso gastro esofageo

-fibromialgia

-disturbi del ciclo mestruale, dismenorrea, sindrome pre-mestruale, sindrome climaterica

-dolori in gravidanza

malposizionamento fetale

-agevolare i processi di riduzione del peso

-sostenere i pazienti nel processo di cessazione dell’abitudine tabagismo 


Dopo una prima visita medica iniziale indirizzata alla patologia da trattare si inizia il ciclo terapeutico che prevede in media una decina di sedute della durata di circa 30-40 minuti. Il ciclo ha in genere cadenza settimanale.  
dott.ssa Valeria Marconi,
medico agopuntore.

 

 LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO DAI 18 MESI AI 4 ANNI
Nei bambini, dopo la fase della lallazione (ma-ma-ta-ta) e delle prime paroline:

 -a 18 mesi compaiono le prime frasi formate da una o due parole, ad esempio il bambino potrebbe dire “mamma palla” per dire “mamma dammi la palla”;

 -a 24 mesi il bambino dovrebbe produrre frasi semplici ma complete, che cioè presentino una semplice morfologia come l’uso dell'articolo, di alcune preposizioni e del verbo coniugato in modo coerente con l’attore della frase;
-a quattro anni il bambino che torna dalla scuola dell’infanzia dovrebbe essere in grado di raccontare ciò che gli è successo.
Ricordo che: sguardo condiviso, alternanza dei turni e gioco appropriato precedono e favoriscono lo sviluppo del linguaggio.

Logopedista
Dott.ssa Patrizia Mazzotti
Metodo Prompt
 

ADOLESCENTI E AUTOLESIONISMO, UN FENOMENO IN AUMENTO.

Il disagio negli adolescenti si è acuito notevolmente con le misure predisposte al fine di mantenere il distanziamento sociale, tuttavia per molti il malessere era già presente prima dell’evento pandemico.

La didattica a distanza, ad esempio, ha indotto alcuni malesseri che si sono resi più severi. Non molti pensano a quanto sia difficile per un ragazzo mettersi davanti ad uno schermo, esporre così l’intimità di casa propria e della propria immagine di fronte ai pari.
Specialmente casi in cui il disagio era emergente già agli albori della pandemia, gli adolescenti hanno tendenzialmente intrapreso due strade per manifestarlo: agendo aggressivamente verso gli altri oppure verso se stessi tramite condotte autolesive.
Concentrandosi su quest’ultime, possiamo definirle azioni che provocano il danneggiamento del proprio corpo attraverso lesioni autoinflitte dirette e intenzionali. Ne soffrono soprattutto adolescenti e giovani adulti, con un’incidenza del 15-20% (Ross et al., 2002).

Non esiste una gerarchia quando si parla di autolesionismo, ma ai fini della terapia bisogna valutare il “tipo” di taglio; le domande che il terapeuta si pone sono spesso legate alla sua entità, oltre che alla frequenza e alle sue ragioni sottostanti. Il self-cutting dunque, cosa esprime?
Dal punto di vista clinico il taglio ha diversi significati da cercare e collocare nella storia personale di ciascuno ma soprattutto negli adolescenti, spesso si ritrova uno schema di tagli che corrisponde ognuno a una sofferenza ben precisa. Ledere con un taglio il proprio corpo significa fissare il dolore interiore sulla pelle e in questo modo la sofferenza mentale viene, momentaneamente, fermata.



Diventa centrale in questo senso il ruolo dei genitori, che spesso non si sentono in grado di cogliere i segnali anticipatori di certi comportamenti autolesionistici. Ma i segnali, a tutti gli effetti, sono impossibili da comprendere senza il dialogo.
Non si tratta di una questione di incapacità da parte dei genitori di capire i figli: spesso, semplicemente, non pongono loro le domande giuste o evitano farle per paura di una risposta difficile da gestire.



 I genitori devono fare domande dirette, indagare se c’è qualcosa che non va, anche a rischio di scoperchiare un vaso di Pandora; se in un primo momento gli adolescenti si sentono attaccati e non capiti dai genitori quando provano a parlare di cose che li fanno stare male, utilizzando un ascolto empatico dei loro bisogni, si possono aiutare gradualmente ad aprirsi.

Dobbiamo ricordare che se gli adolescenti sanno di avere davanti un adulto disposto ad ascoltare il proprio dolore, senza giudizi e convinzioni, qualsiasi forma esso abbia, saranno più propensi a portarlo in superficie tramite un dialogo costruttivo.

Dott.ssa Elena Puttini
Psicologa dello sviluppo

Il MITO DEL MULTITASKING

Nel 2009 uno studio dell’università di Stanford ha dimostrato che il nostro cervello non è programmato per processare più attività nello stesso momento e quindi è più produttivo se si affronta una cosa alla volta. Con il multitasking peggioriamo il livello di efficienza, perché diventiamo più lenti nel passare da un’azione all’altra e incapaci di distinguere, nel bombardamento di stimoli che riceviamo, le informazioni importanti da quelle irrilevanti. 

Secondo una ricerca della University of London dedicarsi a più attività nello stesso momento riduce il quoziente intellettivo del nostro cervello, come se stessimo fumando marijuana. Tra gli adulti esaminati i ricercatori hanno osservato che il QI si abbassava al livello di quello di un bambino di 8 anni. 

Un’altra ricerca dell’University of Sussex ha dimostrato come i danni al cervello per chi pratica multitasking siano permanenti. Gli studiosi, infatti, hanno condotto esami sul cervello delle persone che passano il tempo usando diversi strumenti digitali, ad esempio inviando messaggi con il cellulare mentre guardano la tv, e i risultati sono stati sorprendenti.

Le immagini ottenute con la risonanza magnetica (MRI scan), hanno provato che chi pratica il multitasking ha una densità inferiore agli altri nella corteccia anteriore cingolata, ossia la regione responsabile dell’empatia e del controllo cognitivo ed emotivo. Daniel J. Levitin - neuroscienziato e psicologo statunitense - nel suo libro The organized Mind: thinking straight in the in the Age of Information Overload (Dutton Books, 2014) sostiene che quando lavoriamo in modalità multitasking, il rapido passaggio da un’azione a un’altra (context switch) comporta un notevole impegno cognitivo e provoca un incremento della produzione di cortisolo - che regola lo stress e può portare ad atteggiamenti aggressivi - e di adrenalina, l’ormone che ci mantiene in allerta. 

L’illusione di poter fare più cose contemporaneamente aumenta inoltre la produzione di dopamina, che ci fa sentire momentaneamente soddisfatti e ci induce a produrre un’ulteriore “dose” grazie ad una nuova serie di compiti svolti in rapida successione e alternanza. 

Già nel 2013 grazie a uno studio coordinato dalla Michigan State University era emersa una correlazione tra il multitasking umano e la tendenza all’ansia e alla depressione. 

Come sostiene Levitin, il multitasking comporta un più rapido esaurimento di glucosio ossigenato, la sostanza che ci consente di rimanere concentrati. 

Lavorare in questa modalità quindi causa spossatezza e stanchezza anche solo dopo poche ore.
Dott.ssa Angela Chiericati, psicoterapeuta.

  MOLTI BAMBINI MORDONO, ALTRI SBATTONO LA TESTA CONTRO IL MURO, COME INTERVENIRE?

E' fondamentale in questi casi ampliare gli strumenti di comunicazione per usare meglio tutto il linguaggio, non verbale e simbolico.

L’attività che ci può aiutare di più è il Gioco con i pari. Nel gioco con i pari i nostri bambini possono anche mostrare il piccolo “despota” che oggi possiede tutto senza doverlo aspettare, ma devono comunque mettersi in comunicazione con i compagni, mediare anche attraverso un duro conflitto,
considerando i bisogni degli altri e le loro peculiarità.
Nello spazio psicomotorio, oltre al movimento, il bambino sperimenta il gioco simbolico come un percorso naturale e consono all’età, che gli permette di manifestare meglio le proprie emozioni, di dar loro un nome e un significato, di confrontarle con quelle altrui, ricavandone un arricchimento nelle modalità di interazione.
Il bimbo impara a stare con gli altri, nuovi modi per stare con se stesso, per
conoscere il mondo, utilizzando possibilmente tutti i sensi a disposizione.
Lungi da me far credere che tutte le manifestazioni dei bambini, come quelle
del titolo, si possano risolvere con un percorso di psicomotricità, perché nelle
situazioni più gravi è bene rivolgersi allo psicologo dell’età evolutiva o al
neuropsichiatra infantile. L’importante è superare il timore di aver fallito nel
proprio ruolo di genitori-educatori. Il fallimento sta solo nello smettere di ascoltare il bambino, di interpretarne il linguaggio, nel rinunciare allo sforzo creativo a cui ci invita, rinunciare a vederlo tutto intero, e non solo come il figlio che morde o sbatte. In sostanza siamo responsabili del farne un bambino resiliente, non resistente e nemmeno adeguato, un bambino “troppo” bravo, ma
un bambino che riconosce pian piano i propri desideri e bisogni perché sa chi è.
Per primi, mamme e papà aiuteremo nostro figlio e nostra figlia a conoscere ciò che ha di unico, le risorse del suo bagaglio, e quanto ogni altro essere al mondo
sia prezioso.

Dr. Gregorio Cristante, psicomotricista relazionale (metodo IIPR), educatore professionale (laurea Università di Verona), genitore ed esperto decennale in percorsi con bambini, preadolescenti, adolescenti e interi nuclei familiari.